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Come in tante altre valle alpine, anche in Val Cavargna l'allevamento ovino serviva al singolo nucleo familiare sia per la carne degli agnelli che per la produzione della lana per confezionare materassi, trapunte, indumenti e maglieria. Solitamente la lavorazione della lana era affidata alle donne anziane o alle giovanissime, anche bambine, le donne in età da lavoro filavano sol d'inverno.
In valle la tosatura avveniva e avviene tuttora due volte l'anno, in febbraio e in settembre. L'operazione di tosatura dovrebbe avvenire con le zampe anteriori della pecora legate assieme usando un paio di forbici apposite.
Non tutta la lana ricavata e' ideale per essere filata. Piu' precisamente il vello ricavato dal sottopancia e della gambe è di bassa qualita' e viene usata per l'imbottitura dei cuscini. Invece la lana della schiena è di prima qualità e ideale per essere filata.

La lavorazione della lana si divide in due parti fondamentali:

  • La cardatura, che separa la lana utilizzabile per la filatura da quella invece di qualità inferiore e utilizzata quindi per le imbottitura
  • La filatura, con cui, dalla lana di alta qualità si ottengono i gomitoli


La cardatura

Tramite la cardatura si separa la lana di bassa qualità da quella destinata alla filatura. Un tempo l'operazione era effettuata manualmente (Fig. 1), finchè comparve lo scardasso (scartasc), questo è diventato man mano lo strumento fondamentale della cardatura. Esso è formato da due tavolette di legno sulle cui superfici sono presenti delle piccole punte, simili a chiodi (Fig. 2). L'utilizzo dello scardasso nella cardatura è il seguente: la lana è passata tra le due tavolette, queste sono movimentate in modo da spostarsi in posizione opposte (Fig. 2). In questo modo la lana si stira e una parte delle impurità presenti eliminata. A questo punto si puo' separare la lana di alta qualità utilizzabile per la filatura da quella destinata alla semplice imbottitura.


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Fig. 1: Cardatura manuale (Clicca sull'immagine per ingrandire)


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Fig. 2: Cardatura tramite scartasc (Clicca sull'immagine per ingrandire)


La filatura

La prima operazione della filatura è la preparazione della rocada. Per far questo si utilizza la rocca (o rocchino) (bastoncino di legno lungo al massimo 80 cm. terminante con due o tre punte che sostengono la massa lanosa). Tramite la rocca si arrotola la lana su stessa formando tante piccole matasse cilindriche. Queste sono poi applicate all'estremità biforcuta della rocca, a questo punto la rocada è pronta.
Si comincia cosi' a formare il filo dalla parte inferiore della lana arrotolata, questa contiene un materiale – la lanolina – che fa si' che il filo non tenda a rompersi, la filatrice si aiuta pero' anche con la saliva bagnandosi continuamente le dita.
Una volta formato il filo lo si avvolge nel fuso e lo si fissa con un nodo alla parte superiore di quest'ultimo. Con continui movimenti rotatori sia arrotola il filo intorno al fuso. In questa fase la filatrice deve stare attenta a vari aspetti dell'operazione: deve creare il filo dalla rocada, assicurarsi che lo stesso filo non si rompa, movimentare il fuso e tenere la rocada ferma sotto l'ascella (Fig. 3).
Ogni tanto la filatrice fa cadere a terra il fuso per far tendere il filo, poi lo recuperare con un movimento simile a quello dello yo-yo e ricomincia a filare finchè non esaurisce tutta la lana sulla rocada.
Durante questa operazione si ha già una prima torcitura del filo dovuta alla rotazione del fuso sul proprio asse, normalmente in senso orario.
La lana ad un solo filo è piuttosto debole e viene usata solo per la maglieria intima. Per questo motivo, una volta creati due fusi filati, essi vengono uniti in un solo gomitolo, quest'ultimo viene collegato ad un fuso e il filo viene ritorto una seconda volta, stavolta ruotando il fuso in senso antiorario rispetto al proprio asse.
A questo punto il doppio filo ritorto viene avvolto sull'aspo (aspa) per creare la cosiddetta matassa (Fig. 3). L'aspo è un arnese di legno formato da una spatola terminante con due braccia a croce ad entrambe le estremità.

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Fig. 3: Filatura con l'aspa (a sinistra) e con il fuso e la rocada (a destra) (Clicca sull'immagine per ingrandire)


La matassa ora puo' essere lavata. Per prevenire l'infeltrimento la prima lavatura deve essere effettuata in acqua fredda senza sapone, poi con ulteriori lavaggi in cui si ha un aumento graduale del sapone usato, finchè non si ottiene la lana pulita.
Per l'asciugatura si stende la lana – sempre all'ombra - e si applica un peso ad un'estremità per prevenire arricciamenti.
Una volta asciutta la filatrice, con l'aiuto di un'altra persona, rifà il gomitolo (Fig. 4). A questo punto la lana è pronta per essere lavorata ai ferri o al telaio.
In Val Cavargna non era molto diffuso l'uso del filatoio a pedale (Fig. 5), forse perchè complicato da costruire oppure troppo ingombrante. Col filatoio la filatura non viene mai interrotta perchè il filo è torto ed avvolto allo stesso tempo, avvolgendosi automaticamente nel fuso.

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Fig. 4: Preparazione dei gomitoli (Clicca sull'immagine per ingrandire)


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Fig. 5: Filatoio a pedale (Clicca sull'immagine per ingrandire)

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